La flora

Le valenze della flora ripale sono numerose. Le essenze locali di grande valore naturalistico includono Ontano (Alnus glutinosa), Salice (Salix alba ), Pioppo (Populus alba e Populus nigra), Sambuco (Sambucus nigra), Acero (Acer negundo ), Canneto (Arundo donax), cannuccia di palude (Phraghmites Australis), Saponaria (Saponaria Officinalis) - nella foto a destra.


Di seguito le schede informative che potrete trovare lungo il percorso dell'Oasi.

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scheda Il fiume e la sua vegetazione (2)_page-0001.jpg
 
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L’Ontano nero (Alnus glutinosa) della famiglia delle betulaceae, è una specie tipica dei suoli fangosi ed acquitrinosi (solo 3 delle 30 specie sono spontanee nel Veneto). Molto più raro del Populus alba, del Populus nigra e dei Salix, lo incontriamo all’imbocco dell’antica “alzàia” dal Porto Vecchio di Ponton.

La Cannuccia di palude (Phragmites australis L.) è una pianta importantissima per la sua caratteristica di rendere stabili i suoli sugli argini dei fiume, ruscelli e laghi. È la prima pianta che colonizza i terreni ripali. Erba perenne, con canne a portamento eretto di 1-4 m, foglie di colore grigio-verde e larghe 2-3 cm.  Forma canneti sul bordo dei fiumi, in acque profonde fino a 2 m, pascoli di altura, campi umidi coltivati, boschi umidi. Spesso forma comunità pure.

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Valenze naturalistiche dell’Oasi Ponton

Nell’Oasi Ponton, i caratteri della vegetazione riparia e retro-riparia rivestono particolare rilevanza naturalistica. Si tratta di un ecosistema strettamente legato alla presenza dell’acqua, costituito da specie adattate, spesso in maniera esclusiva, agli ambienti fluviali. L’ambiente ripario è una zona di transizione tra l’ambiente acquatico in senso stretto e quello terrestre. Essa è direttamente interessata dalle piene e dai rapporti con le falde di subalveo. Le specie arboree e arbustive presentano adattamenti morfologici e fisiologici - es. flessibilità fusto e radici – in grado di rispondere alle modificazioni frequenti delle condizioni stazionali. Dal punto di vista della vegetazione predomina sulle rive la formazione a bosco igrofilo ripariale. Tale formazione boscosa è sulle rive delimitanti l’alveo inciso. I boschi ripariali sono formazioni pioniere, in grado di colonizzare suoli poco evoluti e soggetti a frequenti trasformazioni legate ai regimi idrologici del fiume, alle esondazioni al deposito di sedimenti. In quest’area, non soggetta alla libera divagazione degli alvei fluviali, tali formazioni sono comunque soggette a frequente rinnovo e spesso si mantengono agli stadi arbustivi nelle aree più vicine all’alveo raggiungendo la struttura arborea nelle aree meno soggette a forte corrente di piena, ma ancora periodicamente allagate e soggette a deposito. Le specie guida più facilmente rinvenibili sono Salix alba e Populus nigra. Accanto a Salix alba troviamo soprattutto, Ulmus minor e anche Populus alba. Lo strato arbustivo è costituito da Cornus sanguinea, Sambucus nigra, Amorpha fruticosa, Frangula alnus, Salix elaeagnos, Salix purpurea e Alnus Glutinosa. Lo strato erbaceo annovera Phalaris arundinacea, Glecoma hederacea, Equisetum arvense, Saponaria officinalis, Poa trivialis, Galium mollugo, Rubus caesius, Solidago gigantea, Artemisia vulgaris, Arundo donax. L’importanza di questo tipo di formazione risiede da un lato nella sua valenza ecologica di ecotono fluviale nell’ambito del corridoio e, dall’altro nella sua funzione di elemento connotante il paesaggio del fiume stesso. Nel contesto ambientale la valenza ecologica di questi ambienti è molteplice. Infatti la componente arborea ed arbustiva lungo le rive:

• contribuisce a proteggere dall’erosione; 

• influenza il trasporto dei sedimenti attraverso l’intrappolamento fisico dei materiali in sospensione; 

• regola il regime idraulico dell’alveo (riduzione della corrente e trattenimento del sedimento), impedisce il rapido deflusso delle acque dopo le piene;

• favorisce la deposizione dei materiali e mantiene per lungo tempo l’umidità in ampie porzioni del suolo;

• conserva e promuove a biodiversità animale, soprattutto per quanto riguarda l’avifauna, i rettili, gli anfibi e molti gruppi d’insetti;

• influenza localmente il microclima. 


In particolare, nell’Oasi Ponton è presente, inoltre, una zona Xerica (prato arido) posizionata su un versante semi-rupestre in forte pendenza; può essere quindi ritenuta primaria, cioè di origine naturale. Le condizioni adatte per essersi mantenuta nel tempo e perché si mantenga nel tempo sono: l’elevata inclinazione del terreno, l’esposizione al sole, la ventilazione frequente e la presenza di suolo sottile e permeabile. Le piante dei luoghi aridi hanno saputo sviluppare diverse strategie e adattamenti, per poter sopravvivere a condizioni ecologiche davvero dure e selettive. Il principale problema da risolvere è reperire, conservare e risparmiare l’acqua. Altra questione è sopportare il forte soleggiamento estivo, che comporta temperature dell’aria al suolo molto elevate (anche 40 – 50 °C!). Alcune specie, come Eryngium amethystinum, spingono le loro radici molto in profondità, altre, come il Sedum ed il Sempervivum, presentano fusti o foglie carnosi, nei quali l’acqua viene conservata in appositi tessuti acquiferi. Il risparmio idrico si ottiene minimizzando l’evapotraspirazione, cioè la perdita di vapore acqueo attraverso gli stomi. Così molte specie riducono la superficie evapotraspirante grazie alle loro piccole dimensioni generali e delle foglie in particolare. Un altro adattamento all’aridità è la presenza di peli... Frequente è anche la glaucescenza, quella particolare colorazione verde – grigiastra o verde – azzurrognola di fusti e foglie (v. Eryngium amethystinum) che ha funzione protettiva. Infine, sui terreni molto aridi e permeabili, con copertura erbacea discontinua, abbondano le terofite, specie annuali che si sviluppano già alla fine dell’inverno o all’inizio della primavera per poi deperire nel periodo estivo più arido, quando già hanno disperso sul terreno i loro semi. Nelle situazioni più aride svolgono un ruolo importante il ciliegio canino (Prunus mahaleb), il ranno spinello (Rhamnus saxatilis), il pero corvino (Amelanchier ovalis), il terebinto (Pistacia terebinthus), il bosso (Buxus sempervirens) e lo scotano (Cotinus coggygria).

 
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scheda Ontano nero e salix alba ok_page-0001.jpg
 
Sambuco nero_page-0001.jpg
 
scheda Equiseto_page-0001.jpg
 
scheda Pioppo bianco e nero_page-0001.jpg
 
scheda rubus e saponaria ok (2)_page-0001.jpg
 
La zona Xerica_page-0001.jpg